Biglietto (o vizietto?)

Massimo D’Alema lo sa: nessun sms, mandato o ricevuto, potrà mai essere furtivo, impertinente, rivelatorio, solenne e al tempo stesso fugace come un bigliettino di carta. Nessun sms può essere appallottolato, nascosto, strappato, dimenticato, recapitato da terzi con gesto discreto, esposto per sbaglio agli occhi dei curiosi o gelosamente custodito in tasca fino a naturale consunzione.
13 LUG 08
Ultimo aggiornamento: 23:01 | 11 AGO 20
Immagine di Biglietto (o vizietto?)
Massimo D’Alema lo sa: nessun sms, mandato o ricevuto, potrà mai essere furtivo, impertinente, rivelatorio, solenne e al tempo stesso fugace come un bigliettino di carta. Nessun sms può essere appallottolato, nascosto, strappato, dimenticato, recapitato da terzi con gesto discreto, esposto per sbaglio agli occhi dei curiosi o gelosamente custodito in tasca fino a naturale consunzione. E infatti Massimo D’Alema ha posato uno sguardo prima trepidante, poi curioso, poi divertito, sul messaggio cartaceo che qualcuno, nell’Aula di Montecitorio, gli ha fatto pervenire nel corso del dibattito sul lodo Alfano. E poi serenamente ha lasciato che quel biglietto venisse letto dalla bella Marianna, la giovane Madia, la compagna di banco, neodeputata, che Massimo guarda con occhio indulgente, paziente, pigmalionico (immortalato, ieri, in una grande foto sull’Unità).
E d’altro canto solo l’irresistibile piacere che si prova ad affidare una missiva a un piccione viaggiatore (il commesso della Camera) può aver spinto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in giorni di voto di fiducia, a inviare un biglietto pieno di baci, saluti e punti esclamativi alle neo onorevoli Nunzia De Girolamo e Gabriella Giammanco (“Nunzia, Gabri, se avete inviti galanti per pranzo, vi autorizzo ad andarvene”). E le ragazze, deliziate, rispondevano, cedendo al fascino di un segreto scribacchiare.

Il mistero non può durare a lungo. Ma un biglietto difficilmente può restare segreto a lungo. Il biglietto può spuntare a tradimento, come sa Nicolas Sarkozy, fotografato con un plico di documenti sotto al braccio, plico sulla cui sommità spiccava un foglio scritto a mano – e l’indomani, sui giornali di tutto il mondo, si potevano leggere le parole di “un’amica” di Nicolas e di Cécilia (pare): “Mi sembra di non vederti da un’eternità, e mi manchi”. Il biglietto può essere trovato, come sanno Walter Veltroni e Pier Ferdinando Casini che, nel febbraio 2006, nel bel mezzo di una conferenza in Campidoglio, si dilettarono a scambiarsi messaggi su carta, convinti di essere al riparo da occhi indiscreti – ed era tutto un chiedere: “Come sono i sondaggi per te?” (Walter) e tutto un rispondere: “Sembrano decenti, ma non mi faccio illusioni” (Casini). Ed ecco che Walter sfoderava i numeri segreti di Fassino, sfavorevoli al centrodestra, e poi, comprensivo con l’amico Pier, concludeva: “Sono tutti matti. E il paese, comunque, non uscirà dai guai”. Ma poi, vuoi per fretta, vuoi per distrazione, quei fogli restavano lì, sul banco, a disposizione del primo curioso.
Ma solo quando George Bush, a una cena con i leader politici israeliani, prese il foglio scrittogli sotto al tavolo da Condi Rice e, a voce alta, confessò agli astanti: “Mi dice di chiudere la bocca”, fu chiaro che il fascino del biglietto, in fondo, sta nel poterlo sbandierare.